Le metafore sono anche oggi, ai tempi di Tik Tok, uno strumento di conoscenza formidabile. Negli anni, sono andato raccogliendo metafore che parlano dell’apprendimento e della scuola. Ogni metafora racconta non tanto il modo in cui l’apprendimento avviene, ma il modo in cui l’autore - e con lui la sua società - concepisce come uno studente impara. Plutarco disse già, un paio di millenni addietro, che gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere. Idea durissima a morire: ancora oggi, magari inconsapevolmente, gran parte dei docenti pensa di dover trasferire, con metodologie non tanto diverse da quelle criticate da Plutarco, il sapere della propria disciplina negli studenti, come un liquido da versare dal proprio cervello/teiera nelle menti/tazze degli alunni. Una ministra dell’istruzione ci fece negli anni passati sorridere scambiando le tazze con gli imbuti. Il Buddha insegnò una metafora diversa: l’insegnamento è una zattera che serve ad attraversare un fiume. Chi s...
“Come faccio a spiegare a mia moglie che, quando guardo dalla finestra, sto lavorando?” J. Conrad L’organizzazione della scuola di massa è in bilico, dalla sua fondazione, tra l’addestramento militare e la produttività industriale. Ancora oggi, non esiste un nome diverso per definire le attività intellettuali e non produttive: dice D. De Masi in “Mappa mundi”, “diciamo ancora che un minatore lavora , un metalmeccanico lavora , un giornalista lavora , un artista lavora , creando equivoci di ogni sorta”. Cosa fa, mi chiedo, un insegnante quando lavora ? Quando leggo il Sole 24 Ore della domenica, io lavoro. Quando leggo “Limes” lavoro. Quando leggo libri sulla storia dell’arte, sulla sociologia, su episodi storici del Novecento, sto lavorando. Quando cerco di capire come migliorare un fotografia o come impostare un acquerello in prospettiva, lavoro. Nell’immaginario di chi a scuola non entra da più di vent’anni, c’è ancora l’idea che un insegnante entra in classe, chiede di aprire il lib...